Nel corso degli ultimi anni, anche a fronte di eventi tragici che hanno interessato l’opinione pubblica, è tornato d’attualità il tema della sicurezza alimentare dei prodotti lattiero-caseari non pastorizzati. Nello specifico l’attenzione è rivolta sui formaggi a latte crudo che, da una parte sono particolarmente apprezzati per il loro sapore unico (e per il legame con tradizioni produttive locali) ma dall’altra possono essere potenzialmente pericolosi per la salute di alcune categorie di persone.
Complice la maggiore consapevolezza su questi rischi, si sta discutendo dell’adozione di nuove regole per rendere le etichette degli alimenti più chiare e complete. L’obiettivo è quello di garantire una scelta informata tale da evitare altri esiti drammatici.
Il contesto attuale
Ma perché tanta attenzione e preoccupazione sui formaggi a latte crudo? Questi prodotti, se non sottoposti a stagionature sufficientemente lunghe o a processi in grado di garantire la completa eliminazione dei patogeni, possono diventare veicolo di batteri pericolosi. Tra questi ci sono l’Escherichia coli (STEC), la Listeria monocytogenes e la Salmonella, patogeni che possono provocare infezioni anche gravi nei soggetti più fragili.
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) segnalano ogni anno tra i 60 e i 70 casi di sindrome emolitico-uremica (SEU), una grave malattia che colpisce soprattutto i bambini, e molti dei casi sono stati collegati, direttamente o indirettamente, al consumo di prodotti lattiero-caseari contaminati. I rischi aumentano quando il prodotto non è stato pastorizzato e ha una stagionatura breve, spesso inferiore ai 60 giorni, periodo durante il quale non tutti i patogeni vengono inattivati.
Nonostante i formaggi a latte crudo siano spesso apprezzati per il loro sapore intenso, la tradizione artigianale e la preparazione “naturale” che li accompagna, molte persone non sono pienamente informate sui rischi legati all’assunzione di questi prodotti. In particolare, chi appartiene a categorie più vulnerabili (bambini, anziani, donne in gravidanza o persone con un sistema immunitario compromesso) può consumarli senza sapere che sta assumendo un alimento potenzialmente pericoloso.
Questo accade perché, oggi, le confezioni non riportano indicazioni chiare sui rischi specifici legati al latte crudo. In Italia (e in Europa), infatti, non ci sono a oggi obblighi normativi specifici sull’etichettatura dei formaggi a latte crudo. L’unica norma esistente, infatti, riguarda il latte o la crema crudi che devono riportare la dicitura “Prodotto da consumarsi previa bollitura”. Questo significa che, anche chi è attento alla propria salute o a quella dei propri figli, può trovarsi esposto a un pericolo di cui non era stato messo a conoscenza. Non per sua negligenza, ma perché non informato dei rischi. Il problema, infatti, non è tanto nella scelta del prodotto in sé, quanto nella mancanza di informazioni trasparenti che permettano di compiere una scelta consapevole.
Per questo motivo il Ministero della Salute ha elaborato delle linee guida per il controllo del rischio microbiologico. Nel testo, tra le varie misure e proposte, c’è anche quella per adottare, in via facoltativa, diciture in etichetta che informino i consumatori sui rischi per le categorie di persone più a rischio.
La proposta per un’etichettatura obbligatoria
Parallelamente, per colmare il vuoto normativo, è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge che ha come obiettivo quello di rendere obbligatoria l’indicazione in etichetta dei rischi associati al consumo di formaggi a latte crudo.
La proposta prevede che l’etichetta sulle confezioni dei prodotti caseari a base di latte crudo freschi o con stagionatura inferiore ai sessanta giorni riporti un avviso chiaro e ben leggibile, visibile nella confezione (o nei punti vendita al taglio) con l’indicazione che il prodotto non è adatto al consumo da parte di bambini piccoli, anziani e persone immunodepresse. La dicitura esatta, le dimensioni, il colore e il simbolo identificativo saranno definiti da un decreto interministeriale
Sono inoltre previste modalità specifiche per il controllo dei prodotti in commercio e un regime sanzionatorio per chi non si adeguerà.
La proposta di legge non vuole impedire la produzione di formaggi a latte crudo né demonizzarne la diffusione, ma porre l’attenzione sul fatto che l’assunzione di questi prodotti è un rischio per alcune categorie di persone. Un passaggio, per certi aspetti molto semplice, che in futuro potrebbe salvare la vita ad alcuni bambini e ridurre l’impatto dell’insorgenza delle malattie provocate dai patogeni presenti nei formaggi a latte crudo.